Dicono fra loro gli empi sragionando:

“La nostra vita è breve e triste;

non c’è rimedio quando l’uomo muore e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati.” (Sapienza 2,1-2) 

Il caso guida l’evoluzione?

Jacques Monod, uno dei fondatori della biologia molecolare e autore del libro “Il caso e la necessità”, pubblicato nel 1970, è stato uno dei primi a teorizzare in modo organico e scientifico (o forse sarebbe meglio dire pseudoscientifico) il ruolo del caso,negando ogni idea di progetto e di finalità insite nel percorso evolutivo della materia, fino alla comparsa dell’uomo. Monod scriveva:

Il nostro numero è uscito

al Casinò di Montecarlo”.

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Ma quale sarebbe la conseguenza di questa ipotesi per me, per te, per noi uomini?

La conclusione finale del libro di Monod è un grido disperato di solitudine e di non senso:

L’uomo sa ora che è solo nell’immensità indifferente dell’Universo, da cui è emerso per caso”.
Figlio del caso, in sostanza, vuol dire figlio di nessuno, venuto dalla notte, condannato a tornare nella notte, senza una direzione, un senso, un obiettivo, se non quello di soffrire meno possibile. Che prospettiva! E che prezzo per attestare la nostra assoluta libertà!

Ma chi o cosa è il caso?

Ma questo “Signor Caso” può veramente essere

l’autore del mondo,

l’autore della vita,

l’autore dell’uomo?

Nel 1913, Emile Borel, insigne studioso di statistica, scriveva in un suo trattato: “Supponiamo di aver addestrato

un milione di scimmie


a battere a caso


sulla tastiera di un computer

 (all’epoca era una macchina da scrivere) e che lavorino con ardore dieci ore al giorno con un milione di macchine da scrivere di tipi diversi. Che i sorveglianti illetterati raccolgano i fogli anneriti e li rileghino in volumi.

http://www.dreamstime.com/stock-photo-monkey-playing-laptop-image10349850

Nel giro di un anno questi volumi conterranno la copia esatta dei libri di ogni genere e di ogni lingua conservati nelle biblioteche più ricche del mondo.”

Il conto voleva essere paradossale e non tecnicamente esatto, ma i sostenitori del caso non accettarono la provocazione e non si arresero per così poco: se non basta un anno, ne serviranno mille, un milione, un miliardo…. è solo questione di tempo, ma prima o poi, dicono i sostenitori del caso, su uno dei computer apparirà almeno il testo della Divina Commedia, per intero, punteggiatura compresa.

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Bene, saprai che il DNA è la lunga molecola che contiene tutte le informazioni necessarie a “costruire” un essere vivente.

Paragonando la scrittura genetica espressa utilizzando lunghe sequenze di 4 diverse “lettere” (A.C.G.T.) contenute nel DNA, alla sequenza di lettere e punteggiature di un testo scritto, per codificare i piani di costruzione della prima e più rudimentale forma di vita autonoma, ovvero dell’unica cellula del più semplice microorganismo, occorrerebbe un’enciclopedia di 40 volumi, ciascuno di 1.000 pagine, contenente al massimo un centinaio di errori di battitura (ma non in qualunque posizione del testo perché alcuni punti non possono contenere errori, pena l’impossibilità di portare a termine il progetto); mentre per codificare le oltre 2.000 molecole essenziali per l’esistenza dell’uomo, sarebbero necessari non meno di

1.600 volumi
 un intera biblioteca di media grandezza.

Old Library - Trinity College Dublin

Friedrich Cramer, biochimico e Direttore dell’Istituto Max Planck di Gottinga dimostra, in base ad un indiscutibile calcolo matematico, che “L’intera età dell’Universo assume proporzioni pressoché trascurabili rispetto al tempo occorrente per un ordine dettato dal caso”, ovvero per azzeccare casualmente la combinazione necessaria alla costruzione della più elementare tra le cellula viventi.
dadiIn termini di calcolo delle probabilità, dice Fred Hoyle, astronomo e matematico, un evento come questo è equivalente a tirare 50.000 volte una coppia di dadi, ottenendo una sequenza ininterrotta di 12: chiunque, già dopo i primi dieci tiri, accuserebbe il fortunato giocatore di usare dadi truccati.

Forse stiamo pretendendo troppo da questo povero caso!
La sentenza è definitiva:

il caso da solo non basta!

Ma il caso, poi, chi è? Come potremmo definirlo?

Tutti abbiamo un’esperienza di caso, quando giochiamo a carte, quando scommettiamo alle lotterie, quando tiriamo a sorte per prendere una decisione, ad esempio la conta per decidere chi debba svolgere un ruolo particolare. Intuiamo che un evento determinato dal caso deve avere, come caratteristiche fondamentali, l’imprevedibilità e la mancanza di una volontà deliberata.
Tuttavia quando dall’esperienza comune si passa alle definizioni scientifiche, la situazione appare un po’ diversa da quella che ci aspetteremmo.

Il caso è il risultato della nostra ignoranza

Citando uno scienziato per tutti, Paul Davies definisce la casualità come un prodotto dell’ignoranza: “Diciamo che un effetto è dovuto al caso quando la causa molto piccola sfugge alla nostra attenzione e determina un effetto grande e visibile”.
L’idea di caso si presenta ogni volta che, per un dato evento, c’è più di una soluzione possibile e non si può predire con certezza quale risultato avverrà, in quanto non siamo a conoscenza di tutti i fattori in gioco.

coinflipL’esempio più elementare è il lancio di una moneta: una piccolissima, indeterminabile differenza nella spinta iniziale può causare un effetto drasticamente diverso: testa o croce.
Di conseguenza, se, di un evento, conoscessimo nel dettaglio le condizioni iniziali e tutte le forze applicate, potremmo anche determinarne con esattezza l’esito e, di conseguenza, l’evento non sarebbe più casuale.
Non è un caso, a questo punto, che i computer abbiano l’assoluta impossibilità di generare un numero casuale. Possono generare un numero, “apparentemente” casuale ai nostri occhi, moltiplicando valori numerici rilevati in modo istantaneo all’interno del proprio microprocessore, valori perfettamente noti al computer, che sarebbe quindi in grado di effettuare una previsione esatta del risultato.

Ma se il caso è il risultato della nostra ignoranza, può dunque essere lui l’artefice della meravigliosa perfezione che contempliamo nella natura?

Lascio al tuo buonsenso la conclusione


Nel grembo si getta la sorte

ma l’esito dipende tutto dal Signore  (Proverbi 16,33)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967


E allora?

Vorrei proporti altre due definizioni di caso, più originali, certamente meno scientifiche, ma che ci spalancano una nuova strada di riflessione:

Il caso è Dio che passeggia in incognitohttp://www.dreamstime.com/stock-photography-einstein-image5453352

Einstein


 

Caso è lo pseudonimo usato da DioAnatole France

quando non vuol firmare col proprio nome

Anatole France

 

 

 

 

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