Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi

e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”.

Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi

che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie,

e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie.

E Dio vide che era cosa buona.  

(Genesi 1, 20-21)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

 

 

Avevo dieci anni e il mio padrino di Battesimo mi regalò un libro con la storia di molti scienziati dell’età moderna e di come fossero giunti alle loro scoperte.

louis-pasteur-wpForse fu il primo libro della mia vita che letteralmente divorai… Edward Jenner e la scoperta della vaccinazione, Alexander Fleming e la straordinaria vicenda che portò alla scoperta della penicillina, Louis Pasteur e la pastorizzazione, Marie e Pierre Curie e le radiazioni, Guglielmo Marconi e le onde radio.

Ero affascinato dal fatto che tutte queste scoperte avevano a che fare con mondi normalmente invisibili, ma i cui effetti macroscopici potevano essere molto significativi o sotto forma di malattie o sotto forma di nuovi importanti mezzi di cura o di comunicazione.

microscopeMi interessai dunque al più accessibile, per me, tra  gli strumenti di osservazione del mondo invisibile, ossia il microscopio. Ne chiesi uno in regalo ai miei genitori specificando che ne volevo uno serio, non un giocattolo, e mio padre fece del suo meglio per procurarmi un microscopio che poteva arrivare a 1.200 ingrandimenti!

Nella scatola c’erano dei vetrini già pronti per osservare piccolissimi crostacei, grani di polline ed altri piccoli oggetti fissati con sostanze conservanti.

Ma c’era anche un libricino che suggeriva qualche esperimento sul campo.

Mi fissai sulla proposta che invitava ad osservare una goccia d’acqua strizzata dal gambo di un fiore che era stato qualche giorno nel vaso.

Ma sì, avevano regalato dei fiori a mia madre proprio qualche giorno prima… Ecco la goccia su un vetrino. Lentamente feci scendere la torretta del microscopio finché l’obiettivo non fu immerso nell’acqua, misi a fuoco ed osservai.

Rimasi senza fiato, quasi tramortito, là sotto c’era un mondo, un mondo vivo!

protozoi

Centinaia di esseri viventi attraversavano il mio campo visivo. Come piccole bollicine un po’ allungate, ognuna diversa dall’altra, alcune nude e ferme, trasportate passivamente dalle correnti, altre coperte da una sottile peluria, altre con una lunga coda, altre con un peduncolo fissato al vetrino e due rotelle che funzionavano come una specie di aspiratore, altre con una strozzatura centrale, prossime a dividersi in due.

Mi sono immerso in quel mondo per ore, per giorni, per settimane, perché c’era sempre qualcosa di nuovo da vedere, da imparare: la vita è diversità, movimento, continua novità.

Al contrario delle leggi matematiche che regolano la fisica e la chimica, la vita è in larga parte imprevedibile.

In quel periodo ho perso qualche diottria all’occhio destro, ma non me ne sono mai pentito, perché quell’avventura è stata importante ed ha orientato la mia scelta di studiare con interesse e meraviglia la biologia.

Se il mio microscopio fosse stato mille volte più potente, avrei potuto osservare l’interno di una di quelle bollicine ed avrei osservato una meraviglia ancora più grande.

Avrei visto oltre cento milioni di molecole, appartenenti a migliaia di tipi diversi, pigiate dentro una sacchetta piena di un liquido viscoso.

Va bene, ma la meraviglia dov’è?

Beh, la vita non si fotografa!

Per sapere se una cosa è viva o morta non basta una fotografia, dobbiamo premere “play” e far scorrere la barra del tempo.

E allora potremmo vedere una vera città in movimento, dove tutti i suoi abitanti (le molecole di cui parlavamo prima) si muovono, si parlano, lavorano, si procurano il cibo, costruiscono nuove strutture, bruciano carburante per produrre calore ed energia, smaltiscono i rifiuti, controllano quello che succede fuori. Il video che segue rappresenta con buona approssimazione alcuni avvenimenti ordinari all’interno di una cellula vivente.

 

Una macchina estremamente complessa, migliaia di volte più complessa della più complessa macchina realizzata dall’uomo, tipo quelle enormi navi da crociera dove tutto “sembra” sempre sotto controllo.

Potremmo ammirare stupiti come ogni singolo componente svolge il suo ruolo con tempestività ed efficienza, cooperando, in modo sincronizzato alla realizzazione degli obiettivi indicati dal “progetto di vita”, un progetto descritto dettagliatamente nella molecola più lunga e più preziosa di tutte, il DNA.

Nel suo lungo cammino dal big bang, la materia ha trovato una nuova forma di aggregazione, una nuova forma di solidarietà, ha stabilito un dentro ed un fuori, è nato un individuo, separato da tutto il resto dell’Universo.

Ma qual è lo scopo del progetto? Verso quale meta sono coordinate tutte le attività di questo essere vivente?

Dio li benedisse:

“Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari;

gli uccelli si moltiplichino sulla terra”. E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

 (Genesi 1, 22-25)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Innanzitutto sopravvivere: la vita è un vero insulto alla seconda legge della termodinamica, secondo la quale tutta la materia dell’Universo tende spontaneamente verso il disordine e verso l’omogenea distribuzione dell’energia. Ricordi l’acqua tiepida di cui parlavamo a proposito della freccia del tempo?

La cellula vivente, per sopravvivere, deve opporsi al disordine, difendere il suo progetto: la materia al suo interno è molto ben organizzata, separata dall’ambiente esterno e provvista di un’elevata riserva di energia.

La vita è una cosa molto fragile: l’ambiente esterno può diventare improvvisamente molto ostile, perché troppo freddo, troppo caldo, troppo salino, troppo acido,  troppo secco, troppo buio e così via, per non parlare della presenza di predatori per i quali la cellula rappresenta un ghiotto boccone.

La cellula per sopravvivere ha sviluppato una serie di meccanismi: fuggire, nascondersi, mimetizzarsi, produrre calore, immettere o emettere acqua, neutralizzare l’acidità…tutto entro certi limiti, oltre i quali non resta che la morte ed il ritorno nel disordine.

In secondo luogo, l’individuo deve nutrirsi, assumendo cibo dall’ambiente circostante e crescere per raggiungere la maturità, sia in termini di grandezza che di strutture e complessità.

Una volta completato il progetto di crescita, l’individuo può finalmente passare alla terza fase, la più importante e decisiva: la riproduzione.

Crescere e moltiplicarsi è il vero successo della vita,

il progetto della vita,

il progetto di Dio.

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