Cos’è il tempo?

“Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi”

(Esodo 20,11)  

 

“Tu hai disposto le cose presenti e le future e quello che tu hai pensato si è compiuto. Le cose da te deliberate si sono presentate e hanno detto: Ecco ci siamo; perché tutte le tue vie sono preparate e i tuoi giudizi sono preordinati”

(Giuditta 9, 5-6)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Il buon senso ci suggerisce che Dio onnipotente avrebbe potuto agevolmente creare l’Universo in un sol giorno, anzi in un solo istante. Eppure il racconto della Bibbia ci rivela che Dio ha voluto farlo in sei giorni, in modo ordinato e progressivo, dalla materia più elementare verso una sempre maggiore complessità, sino alla creazione dell’uomo. Certo, non devi pensare ai giorni del racconto della Genesi con il concetto che abbiamo noi, ossia il tempo di una rotazione terrestre completa attorno al proprio asse: come fece notare Newton (quello della forza di gravità) nei primi “giorni” la terra nemmeno esisteva. Inoltre la parola ebraica “yom” usata nel libro della Genesi può significare sì “giorno”, ma anche “intervallo”, “periodo di tempo”.

Ma, allora, se quel numero “sei” fosse davvero un numero simbolico, cosa dovrebbe rappresentare? Perché proprio 6 e non 1 o 15 o 27? Circa 5.000 anni fa, agli albori della civiltà, il numero 60 era la base del sistema di calcolo adottata dagli antichi Babilonesi. Una simile bcreation_day_6_number_ge_01_svg_hiase di calcolo era derivata quasi certamente dall’osservazione del ciclo astronomico annuale (60 volte 6 giorni). Forse proprio per questo, il numero sei è sempre rimasto strettamente legato al modo di misurare il tempo: 6×2=12 (i mesi dell’anno), 6×4=24 (le ore del giorno), 6×5=30 (i giorni del mese), 6×10=60 (i secondi in un minuto ed i minuti in un’ora), mentre per quasi ogni altra misurazione utilizziamo il sistema a base 10 che fa riferimento al numero delle dita delle due mani (la nostra prima essenziale calcolatrice portatile).

Dunque potremmo considerare il numero sei come numero simbolico del tempo. Potrebbe indicarci che Dio non ha voluto creare “tutto subito” ma ha voluto creare il mondo con il tempo, ossia ha voluto creare una dimensione all’interno della quale si svolgesse la storia del mondo, la mia e la tua storia. Questa “intuizione” di un piccolo popolo di oltre tremila anni fa trova oggi conferma in tutte le principali aree di indagine scientifica, dall’astronomia alla geologia, dalla paleontologia all’antropologia: nessuno più dubiterebbe che le cose nel mondo non sono sempre state così come le vediamo oggi, che la materia ha compiuto un incredibile cammino.

Ma il tempo cos’è? Cosa ha voluto dirci Dio con questa invenzione del tempo? Diceva S. Agostino: “Se nessuno me lo chiede, so cos’è il tempo; se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so”. Beh, dopo quasi duemila anni di scienza e di civiltà siamo all’incirca allo stesso punto. Gli scienziati hanno cercato di misurarlo, di studiarne le proprietà, di definirne le relazioni con lo spazio, l’energia e la materia, ma ancora oggi non hanno dato una chiara, comprensibile e universale definizione del tempo.

Io me lo immagino come un immenso “tapis roulant” che avanza inarrestabile, sul quale si volge la scena del mondo e sul quale ognuno di noi sale per un breve tratto, per poi scendere quando, a volte improvvisa ma sempre inevitabile, giunge la sua ora. Dunque, figlio mio, non so dirti neanche io cos’è il tempo, ma posso indicartene alcune importanti caratteristiche, che spero ti aiutino a riflettere.

 

Il tempo scorre in una sola direzione

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“Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta”

(1 Corinzi 9,26)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Osservando il regolare ripetersi del giorno e della notte, dei cicli lhttp://www.dreamstime.com/stock-photography-four-seasons-image21641902unari e delle stagioni, i popoli primitivi pensarono che il tempo fosse ciclico e che tutto, dopo aver fatto un giro completo più o meno lungo, tornasse al punto di partenza, un po’ come le lancette dell’orologio.

Anche noi a volte abbiamo la stessa sensazione, che i giorni si susseguano uno appresso all’altro, senza che accada mai nulla di nuovo.

Sono i giorni della noia, i giorni che non passano mai, in cui vorremmo solo distrarci, divertirci, ammazzare il tempo, giorni sprecati, apparentemente senza senso.

Ma per nostra fortuna il tempo voluto da Dio non è questo!

Un altro modo di concepire il tempo è quello della fisica meccanicistica (non ti spaventare del parolone, forse hai giocato anche tu al meccano o alle costruzioni). Questi scienziati mattacchioni pensavano che il tempo potesse scorrere sia in avanti sia indietro, solo in conseguenza delle forze che mettiamo in campo, un po’ come la scatola del gioco delle costruzioni: apriamo la scatola, prendiamo i pezzi, li incastriamo in un certo modo e costruiamo un aeroplano, poi smontiamo tutto e riponiamo i pezzi nella scatola. Siamo tornati indietro nel tempo. Anche questa è un’illusione in cui a volte cadiamo, quella di pensare che le nostre azioni non abbiano valore, non abbiano conseguenze o meglio che le conseguenze delle nostre azioni (a volte anche del nostro non agire) siano sempre reversibili, che sia sempre possibile rimettere tutto a posto e ripartire daccapo. Ma il tempo creato da Dio non è neanche così! Un giorno sbadatamente ho urtato i miei occhiali sul comodino e si sono rotti, praticamente inutilizzabili. Niente da fare.http://www.dreamstime.com/stock-image-broken-ultraviolet-image24451061

Tu mi dirai: “Che problema c’è? Potevi correre dall’ottico e comprare un paio di occhiali nuovi, magari più moderni e più alla moda!”. Ma quella volta non mi era possibile: erano un paio di occhiali con lenti progressive molto particolari e costosi e per ricomperarli avrei comunque dovuto sacrificare molte altre mie necessità.

La conseguenza di quel gesto di sbadataggine mi stava davanti, scolpita in una lente irrimediabilmente incrinata.

Fortunatamente anche altre conseguenze irreversibili mi stanno davanti, come mio figlio Tommaso, venuto al mondo in uno slancio d’amore e di abbandono alla volontà di Dio da parte mia e di mia moglie, qualche anno dopo la nascita e morte di nostra figlia Lucia. Ancora, lo stesso figlio è tornato al mondo quando, all’età di un anno, era soffocato per uno spasmo della laringe e, senza nemmeno sapere come e perché, mi sono tuffato su quel corpicino ormai inerte, gli ho letteralmente ficcato un dito in gola, riaprendo l’accesso alle vie aeree e, soffiando con tutte le mie forze, gli ho riempito di aria vitale i piccoli polmoni.

Le nostre azioni possono veramente plasmare, cambiare la storia, nel bene e nel male. Cercando di interpretare in modo coerente una serie di dati rilevati da diverse discipline scientifiche, oggi gli scienziati hanno ricostruito, anche se in modo ancora molto approssimativo, tutto il cammino percorso dall’Universo, dal momento in cui tutto era raccolto in un piccolo punto. Con gli occhi della scienza hanno visto la grande esplosione iniziale, hanno visto apparire la luce, formarsi gli atomi e le galassie, hanno visto accendersi le stelle, raffreddarsi i pianeti, nascere ed evolversi la vita: tutto indica, chiaramente, che

il tempo scorre in una sola direzioneSolo che la direzione in cui scorre il tempo, secondo la scienza, sembra essere quella “sbagliata”.

Termo 1

In base alla seconda legge della termodinamica, infatti, è possibile affermare che esiste una spontanea tendenza della materia a dissipare energia e organizzazione, e a passare dunque dall’ordine al disordine, come frequentemente avviene nelle camere dei ragazzi.

Se mettiamo ad esempio in comunicazione due contenitori, uno pieno di acqua calda e l’altro pieno di acqua fredda, in poco tempo il calore si diffonderà finché la temperatura si stabilizzerà ad un livello di equilibrio intermedio: l’acqua diverrà ugualmente tiepida nei due contenitori e sarà praticamente impossibile tornare alla situazione precedente.Termo 2

Dalla situazione finale sarà anche impossibile dedurre quale fosse la condizione iniziale, in quanto la condizione finale, acqua tiepida omogenea, può essere il punto di arrivo di molte diverse situazioni iniziali:

si è dunque persa informazione e complessità, si è passati dall’ordine al disordine in modo irreversibile.

 

La storia dell’Universo ci mostra, al contrario, una straordinaria e costante

tendenza della materia

ad organizzarsi

verso forme più complesse capaci di difendere la propria identità contro la forza disgregatrice del caos

e di conservare memoria del proprio percorso. Una tendenza apparentemente innaturale: c’è una storia, un susseguirsi di eventi straordinari e provvidenziali, di tentativi, di fallimenti e di successi, di periodi di silenziosa monotonia, che hanno preceduto improvvise e clamorose novità. Lentamente, ma inesorabilmente, dal caos è emerso il cosmo. E la storia degli ultimi 5.000 anni sul pianeta Terra, la storia dell’uomo, che meglio conosciamo, della quale abbiamo reperti, monumenti, scritti e disegni, non fa eccezione: anche qui troviamo un lento e progressivo processo di aggregazione, la comparsa di modelli organizzativi man mano più articolati ed efficienti, l’apparire di crisi improvvise apparentemente senza via d’uscita, poi superate mediante invenzioni e soluzioni assolutamente imprevedibili. In conclusione possiamo certamente affermare che il tempo non è circolare, non è reversibile, ma scorre in una sola direzione, quella “buona”: sembra proprio che un piano di meravigliosa complessità si sveli lentamente, man mano che le combinazioni “giuste” vengono provate e trovate.

Le tre dimensioni del tempo

“Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!”

(Apocalisse 1,8)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Ma il tempo ha un’altra particolarità: è costituito, come lo spazio, da tre dimensioni inseparabili, il passato, il presente ed il futuro. Ancora il numero tre! Esaminiamo queste tre dimensioni una alla volta.

Passato

“Narrate quali furono le cose passate, sicché noi possiamo riflettervi”

(Isaia 41,22)http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

E’ lì, fermo, immodificabile, scolpito nei ricordi, immerso nella nostalgia, nei rimpianti, nei rimorsi. Il passato ti consegna la sua memoria, fissata nel movimento delle stelle, negli strati delle rocce del pianeta dove vivi, nelle valli scavate dai fiumi, nella casa dove abiti, nelle leggi, nelle invenzioni, nei libri, nelle opere d’arte, nel sapere dei tuoi insegnanti, nell’esperienza dei tuoi nonni, dei tuoi genitori, nel tuo DNA, nei neuroni del tuo cervello. Il passato è storia: non puoi più modificarla, ma puoi rifletterci, ripensarla, interpretarla e scoprire il senso nascosto, provvidenziale e straordinario del cammino che ti ha condotto sino all’oggi.

Dalla storia dell’Universo, dalla storia dell’uomo, dalla storia dei tuoi nonni, dei tuoi genitori e soprattutto dalla tua storia puoi trarre insegnamenti preziosi, per evitare di ripetere errori già commessi, per indirizzare il tuo presente verso strade più sicure e più soddisfacenti. A volte ricordare è piacevole, a volte è penoso, ma è sempre utile, se ti prefiggi di trarne un insegnamento per il tuo presente. Il passato è lì, fissato nella memoria, in attesa di essere ricordato e riconsiderato. Un uomo senza memoria torna alle sue origini biologiche: non sa più chi è, non sa più parlare, scrivere, torna indietro nella storia di centomila anni.

Dunque la memoria è importante, essenziale, ma, per volere di Dio, possiede anche una strana proprietà: le cose buone, le grandi idee, le invenzioni utili restano fissate in modo permanente, indelebile, per mille e mille generazioni.

Per miliardi di anni il DNA ha registrato e conservato tutti i successi che la vita non cosciente ha compiuto nel suo avanzare a tentoni.http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photo-dna-chain-image23985805

Poi per millenni l’uomo ha registrato su disegni, tavolette, papiri, libri, filmati, nastri, CD, tutte le osservazioni, le scoperte, le informazioni utili, da trasmettere ad altri, da non dimenticare. Consideriamo ad esempio il telefono, un oggetto così essenziale e familiare: una volta inventato, esso è divenuto patrimonio dell’umanità e nessuno ha mai pensato di tornare indietro, anche se con il tempo il telefono è stato perfezionato, reso più piccolo, potente, portatile. Così per ogni grande e piccola scoperta.

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La memoria degli errori, degli orrori, dei percorsi sbagliati, al contrario, tende ad essere molto più labile, più volatile, meno stabile nel tempo. Ha valore per il singolo, per le persone a lui vicine, al massimo per poche generazioni. Conservare la memoria di errori importanti può essere fonte di saggezza, ma non garantisce che non vengano ripetuti: le armate tedesche di Hitler si sono schiantate nel gelo della Russia, esattamente come poco più di un secolo prima avevano fatto le armate francesi di Napoleone. Il ricordo era sbiadito, la presunzione cieca ha fatto il resto.

La memoria di Dio

“Quanto al numero dei giorni dell’uomo, cento anni sono già molti. Come una goccia d’acqua nel mare e un grano di sabbia così questi pochi anni in un giorno dell’eternità. Per questo il Signore è paziente con gli uomini e riversa su di essi la sua misericordia.”

(Siracide,18, 8-10)  

“la carità copre una moltitudine di peccati”

(1 Pietro 4, 8) http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967 

Ma, a sua volta, la memoria dell’Universo non è che un pallido riflesso della memoria di Dio, una memoria molto illogica per il nostro modo di pensare, una memoria selettiva che ricorda alcune cose e ne dimentica altre. Una memoria che ha a che fare con il perdono, un perdono che dimentica, che cancella in modo definitivo, contrariamente a quanto facciamo noi uomini, che perdoniamo ma conserviamo il ricordo, restiamo pronti a rinfacciare, a ricordare perfino quante volte….

La memoria di Dio utilizza una strana macchina di registrazione chiamata misericordia, che potremmo pallidamente definire come un amore viscerale, mille volte più grande di quello di una madre per un figlio, un amore che esalta e ricorda per l’eternità ogni azione buona compiuta e, a fronte di questa, è disposta a cancellare una moltitudine di errori. Comprendere la misericordia come concetto è impossibile, a volte ci sembra perfino un’offesa al nostro senso di giustizia.

Tuttavia non è poi così difficile gustarla, assaporarla, quando viene esercitata in nostro favore: è sufficiente riconoscere ed accettare fino in fondo i nostri errori, denunciarli e rinnegarli per scoprire l’infinita dolcezza del perdono, il meraviglioso segreto della memoria di Dio. Così anche gli errori, una volta riconosciuti, possono diventare una parte utile del nostro cammino, una spinta a cambiare la direzione della nostra vita verso una meta migliore.

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Futuro

“Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati”

(Efesini 1, 18)  

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.”

(Giovanni 14, 27)  http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Il futuro non ti appartiene, quello che credi di vedere davanti a te sono solo le tue ansie, le tue paure, i tuoi sogni, le tue illusioni, un mondo che non c’è e che molto probabilmente non ci sarà mai. Proviamo ogni volta a prevedere, a pianificare, a programmare il futuro, ma spessissimo le nostre previsioni saltano in aria e dobbiamo constatare come le svolte più importanti della nostra vita sono state causate da eventi che non avevamo programmato. La storia del mondo ci insegna che molte volte lo scenario che ci sembrava preoccupante, inevitabile, senza via d’uscita non si è mai realizzato; qualcosa di nuovo è apparso all’orizzonte e l’evolversi dei fatti è cambiato.

Non si tratta di essere stupidamente ottimisti o pessimisti, quanto piuttosto di conservare sempre la speranza che tutto ha un senso, che se le cose sembrano non andare per il verso “giusto” (secondo il nostro incerto e limitato giudizio) forse è perché, per costruire un palazzo che si innalza fino al cielo, è necessario scavare le fondamenta nella direzione opposta, nelle profondità della terra.

http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-images-man-looking-to-binocular-image29292839Ti invito perciò a guardare al futuro respingendo ogni timore, ogni forma di rappresentazione immaginaria buia e catastrofica. Nella mia vita mi sono trovato più volte a vivere quello che, in precedenza, mi era apparso solo come un terribile incubo, come la perdita del lavoro o un cancro. Vivendoci dentro tutto è stato completamente diverso da come me l’ero immaginato. Mi sono trovato a scoprire che si può vivere anche lì con serenità e speranza, che nella debolezza si può amare ed essere amati.

Conserva piuttosto una ferma speranza e vivi in serena attesa, sapendo che là, nel tuo futuro, ti aspetta l’Unico che già vi si trova, Colui che non delude mai e che ha preparato per te non uno ma mille e mille possibili percorsi per farti giungere alla felicità. Sfuggire a tutti i Suoi piani di salvezza non sarà facile, tuttavia con un’enorme superbia ed un’immensa testardaggine, ci puoi anche riuscire: questa è l’unica cosa di cui vale la pena di avere veramente paura.

Presente

“Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.  

(Efesini 3, 12-14)  http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photography-red-book-image25651967

Il passato ti ha condotto sin qui, all’oggi, all’adesso. Il tuo passato è lì con te, bagaglio sulle tue spalle, con le sue ferite e le sue preziose informazioni. Il futuro ti attende là, avvolto dalla nebbia e inconoscibile. Il presente è l’unica cosa che veramente ti appartiene, un attimo ma decisivo, il momento della libertà, del discernimento, della progettazione e della responsabilità.

Il presente ti dice:

ora tocca a te,

cosa vuoi fare?

Non puoi sfuggire a questa responsabilità, perché non puoi astenerti: anche non decidere è una decisione ed avrà le sue conseguenze. Perché essere libero non vuol dire fare ogni momento quello che ti pare, quello che ti dice la pancia, non vuol dire assecondare ogni desiderio, anzi spesso l’esercizio della vera libertà comporta il governo degli istinti, rinunciare in modo consapevole ad un piacere immediato per raggiungere un obiettivo più grande, una soddisfazione maggiore: questo fa la differenza fra un bambino ed un adulto.

Ciò che veramente conta, ciò che può darti un senso, una risposta, una gioia vera, è sempre nascosto dietro una montagna. Dovrai sudare e faticare per scalare la tua montagna. E più essa sarà alta, ripida, insidiosa, più la tua meta sarà bella, importante, duratura. Progettare vuol dire guardare lontano, essere capace di soffrire, di investire tempo, fatica, risorse nella realizzazione di qualcosa che veramente conta.

E più il progetto è importante, imponente, faticoso, più dovrai giocarti la vita, ancora più grande sarà la gioia di averlo realizzato: pensa alla costruzione di una casa a partire da un prato verde, pensa alla scrittura di un romanzo a partire da una manciata di fogli bianchi, pensa ad un uomo che decide di giocarsi tutta la vita con la donna che ama e costruire con lei una realtà di coppia. Quest’uomo rinuncerà ad un po’ della sua libertà di single per guadagnare una libertà nuova: costruire una casa, una famiglia, diventare sposo e poi padre, conoscere una forma di amore completamente nuova.

Discernere vuol dire avere la capacità di comprendere ciò per cui vale la pena lottare, sacrificarsi, rinunciare. Vuol dire comprendere che ogni nostra decisione avrà una conseguenza e che le nostre azioni possono costruire o distruggere, unire o dividere.

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Ma qualunque cosa faremo o non faremo, decideremo o non decideremo,

saremo comunque responsabili

perché Dio ha voluto che fossimo figli e non schiavi o robot, ha voluto che le nostre scelte avessero un valore, che potessimo collaborare attivamente al suo piano. Certo non tutti i momenti ci riservano decisioni fondamentali, ma queste, prima o poi, arriveranno ed allora essersi abituati a decidere bene, ad essere responsabili, a discernere il bene anche nelle piccole cose ci aiuterà a non bruciare vanamente il nostro momento, la nostra grande occasione.

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